it all stays the same.
2008/11/27 2300
ecco, adesso mi piacerebbe essere in una discoteca, di quelle belle, che tutto a un tratto parte it could be the same dei van she.
e la ballo assieme alla donna che mi piace.
e la ballo assieme alla donna che mi piace.
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la consegna.
2008/11/14 0100
mia cara,
oggi ho deciso che, nonostante abbia sempre troppe cose da fare (o così mi sembra. boh. che palle.), beh, vaffanculo, un po' di tempo qua e là me lo ritaglierò per raccontarti di questo mio fine settimana di festeggiamenti. e poi sarò anche tanto meschino da prendere questo testo e schiaffarlo pari pari anche sul mio blog. ecco.
succede che dopo una tirata senza sosta, senza giorno e senza notte, senza feriali e senza festivi, facendo anche avanti e indietro come una trottola con la sede del cliente, l'applicazione si può considerare conclusa e funzionante venerdì mattina alle 10. un'ora prima della partenza per milano, per andarla a presentare.
durante il viaggio abbiamo fatto anche i facchini per il cliente, visto che ci siamo portati appresso 14 tabletpc con relativi imballi e il pc della hp col touch screen da 22".
tra traffico, incidenti e varie altre, arriviamo nel luogo della presentazione (tra l'altro in zona isola, a 3 metri dal portone dove prima abitavano bianconi e signora) e iniziamo a scaricare. culo sfacciato vuole che trovo posto esattamente a fianco all'ingresso. nota dovuta, visto che stiamo parlando di milano.
la presentazione è un trionfo, cazzo. tanto con gli stranieri composti quanto con gli italiani indisciplinati e maleducati, bestie da domare. mi sono beccato pure gli applausi.
finita la presentazione, arriva il crollo. a quel punto sento che potrei andare lungo ogni istante, la tensione di due mesi scivola via tutta insieme. senza motivo, dal momento che dal lunedì successivo avrei continuato a fare i botti quasi allo stesso modo di prima, ma insomma, era il raggiungimento di un traguardo tanto atteso quanto ambito. ma, ahimé, non potevo crollare a quel punto. raccolgo le mie cose, mando un sms di congratulazioni a tutto il team e raggiungo gli altri per un simpatico aperitivo, di quelli “eeeeh, bevi, bevi, che bello, eeeeh, ma che c'hai il bicchiere vuoto? chesseimatto?” eccetera. 4 spumanti. nelle precedenti 48 ore avevo mangiato 2 panini in tutto. poi pausa per fare il check in in albergo. e qui apro una parentesi.
ho avuto una stanza singola con letto matrimoniale al nono piano dell'ac hotel di milano, a spese di diesel. il mondo è mio. il dottor male mi fa un raspone. a due mani.
chiudo la parentesi. ci si trova nella hall, un comodo servizio navetta porta tutti al luogo dove si presupponeva avremmo cenato, ovvero tal ricci in piazza della repubblica, non distante dalla stazione centrale. e invece niente cena, dal momento che la somma delle quantità di cibo contenuto nelle portate ricevute raggiungeva quella di un antipasto sfigato. in compenso però, prima di sederci mi faccio altri 2 bicchieri di spumante e un negroni (olé!). a tavola 3 bicchieri di vino rosso, tutti diversi. dopo cena, dall'altra parte del locale (che praticamente è un corridoio con il bancone in mezzo, vabbeh), musica demmerda e tavolino riservato, dove uno della truppa di diesel crea gin tonic con molto poco tonic. se non ricordo male, io ne ho svuotati tre. ora, per me questo non significa aver bevuto poco. eppure 'sti veneti mi hanno sbeffeggiato. secondo me bluffano. fatto sta che da un certo punto della serata in poi non ho alcuna memoria di quello che è successo. peccato che una ricchissima documentazione fotografica (presente ovviamente anche su facebook) non lascia molti dubbi sul mio comportamento. al tavolino a fianco c'era la scena improbabile del pappone circondato di modelline. e se poi dico che mi facevano più schifo loro del pappone voi ricominciate con la solita storia. ma comunque.
il momento successivo che ricordo bene è la mattina dopo, poco prima delle nove. squilla il telefonino e io mi sveglio. senza niente addosso, _sopra_ le coperte, mezzo morto di freddo. argh. “pronto, macheccazz...”... era il capo. voleva partire prima possibile per stare a casa verso le due. mi riaddormento all'istante. mezz'ora dopo chiama di nuovo “cazzo, mi sono riaddormentato, scendo subito”. mi alzo, faccio finta di lavarmi, mi vesto, getto tutto nella borsa, prendo la porta, mi giro, torno indietro, infilo il bagno e mi faccio una signora vomitata. nel bel mentre il capo mi chiama per la terza volta. sigh. scendo. li trovo tutti che fanno colazione. “ti siedi?”. no, guarda, non mi pare proprio il caso, anzi, lascio le borse qua e... scusi, signorina, dov'è il bagno? “al primo piano”. porca puttana!
schizzo al primo piano, trovo solo porte enormi con su scritto SAUNA, PISCINA, SOLARIUM, ma dove cazzo sta il bagno? in un angolo, una porta meno appariscente. accoglienza disabili. lì ci sarà un cesso, per dio! imbocco senza esitare, per fortuna non ci trovo nessuno. ma non ci trovo neanche il cesso. una stanza con un tavolaccio e una finestra. e il tempo a mia disposizione è finito. non posso che affacciarmi di corsa e sperare che sotto non passi nessuno. sotto non passa nessuno.
heh, sì. ho vomitato fuori da una finestra dell'ac hotel di milano.
il resto è stato un viaggio in macchina in cui ho dovuto per forza far guidare il capo, che non usava il cambio manuale da tre anni. evviva. dietro, un paio di poverini di diesel. io, sul sedile del passeggero, con la testa fuori dal finestrino aperto. a vomitare. non lo so quante volte ho vomitato da quando siamo saliti in macchina a quando siamo arrivati, ma direi almeno 5. ovviamente non avevo tanta roba in corpo, anzi, non c'avevo proprio un cazzo, il che ha resto l'esperienza ancora più gradevole. con la riconoscenza degli ospiti nella mia macchina, macchina che a sua volta si è tinta dei colori dei miei succhi gastrici. menomale che giallo e blu stanno bene. l'effetto, cromaticamente parlando, era molto meno sgradevole di quello che normalmente si vede nei film quando l'attore di turno finge di fare quello che io ho fatto sul serio...
e più o meno è tutto qui. sono riuscito a guidare senza ulteriori intoppi da casa del capo a casa mia, neanche sono arrivato a casa che già stavo nel letto, sotto al piumino, dove sono rimasto in stato di coma fino alle sette di sera. il resto torna, più o meno, a essere storia più ordinaria. e non c'è manco una morale...
che storia del cazzo, eh?
succede che dopo una tirata senza sosta, senza giorno e senza notte, senza feriali e senza festivi, facendo anche avanti e indietro come una trottola con la sede del cliente, l'applicazione si può considerare conclusa e funzionante venerdì mattina alle 10. un'ora prima della partenza per milano, per andarla a presentare.
durante il viaggio abbiamo fatto anche i facchini per il cliente, visto che ci siamo portati appresso 14 tabletpc con relativi imballi e il pc della hp col touch screen da 22".
tra traffico, incidenti e varie altre, arriviamo nel luogo della presentazione (tra l'altro in zona isola, a 3 metri dal portone dove prima abitavano bianconi e signora) e iniziamo a scaricare. culo sfacciato vuole che trovo posto esattamente a fianco all'ingresso. nota dovuta, visto che stiamo parlando di milano.
la presentazione è un trionfo, cazzo. tanto con gli stranieri composti quanto con gli italiani indisciplinati e maleducati, bestie da domare. mi sono beccato pure gli applausi.
finita la presentazione, arriva il crollo. a quel punto sento che potrei andare lungo ogni istante, la tensione di due mesi scivola via tutta insieme. senza motivo, dal momento che dal lunedì successivo avrei continuato a fare i botti quasi allo stesso modo di prima, ma insomma, era il raggiungimento di un traguardo tanto atteso quanto ambito. ma, ahimé, non potevo crollare a quel punto. raccolgo le mie cose, mando un sms di congratulazioni a tutto il team e raggiungo gli altri per un simpatico aperitivo, di quelli “eeeeh, bevi, bevi, che bello, eeeeh, ma che c'hai il bicchiere vuoto? chesseimatto?” eccetera. 4 spumanti. nelle precedenti 48 ore avevo mangiato 2 panini in tutto. poi pausa per fare il check in in albergo. e qui apro una parentesi.
ho avuto una stanza singola con letto matrimoniale al nono piano dell'ac hotel di milano, a spese di diesel. il mondo è mio. il dottor male mi fa un raspone. a due mani.
chiudo la parentesi. ci si trova nella hall, un comodo servizio navetta porta tutti al luogo dove si presupponeva avremmo cenato, ovvero tal ricci in piazza della repubblica, non distante dalla stazione centrale. e invece niente cena, dal momento che la somma delle quantità di cibo contenuto nelle portate ricevute raggiungeva quella di un antipasto sfigato. in compenso però, prima di sederci mi faccio altri 2 bicchieri di spumante e un negroni (olé!). a tavola 3 bicchieri di vino rosso, tutti diversi. dopo cena, dall'altra parte del locale (che praticamente è un corridoio con il bancone in mezzo, vabbeh), musica demmerda e tavolino riservato, dove uno della truppa di diesel crea gin tonic con molto poco tonic. se non ricordo male, io ne ho svuotati tre. ora, per me questo non significa aver bevuto poco. eppure 'sti veneti mi hanno sbeffeggiato. secondo me bluffano. fatto sta che da un certo punto della serata in poi non ho alcuna memoria di quello che è successo. peccato che una ricchissima documentazione fotografica (presente ovviamente anche su facebook) non lascia molti dubbi sul mio comportamento. al tavolino a fianco c'era la scena improbabile del pappone circondato di modelline. e se poi dico che mi facevano più schifo loro del pappone voi ricominciate con la solita storia. ma comunque.
il momento successivo che ricordo bene è la mattina dopo, poco prima delle nove. squilla il telefonino e io mi sveglio. senza niente addosso, _sopra_ le coperte, mezzo morto di freddo. argh. “pronto, macheccazz...”... era il capo. voleva partire prima possibile per stare a casa verso le due. mi riaddormento all'istante. mezz'ora dopo chiama di nuovo “cazzo, mi sono riaddormentato, scendo subito”. mi alzo, faccio finta di lavarmi, mi vesto, getto tutto nella borsa, prendo la porta, mi giro, torno indietro, infilo il bagno e mi faccio una signora vomitata. nel bel mentre il capo mi chiama per la terza volta. sigh. scendo. li trovo tutti che fanno colazione. “ti siedi?”. no, guarda, non mi pare proprio il caso, anzi, lascio le borse qua e... scusi, signorina, dov'è il bagno? “al primo piano”. porca puttana!
schizzo al primo piano, trovo solo porte enormi con su scritto SAUNA, PISCINA, SOLARIUM, ma dove cazzo sta il bagno? in un angolo, una porta meno appariscente. accoglienza disabili. lì ci sarà un cesso, per dio! imbocco senza esitare, per fortuna non ci trovo nessuno. ma non ci trovo neanche il cesso. una stanza con un tavolaccio e una finestra. e il tempo a mia disposizione è finito. non posso che affacciarmi di corsa e sperare che sotto non passi nessuno. sotto non passa nessuno.
heh, sì. ho vomitato fuori da una finestra dell'ac hotel di milano.
il resto è stato un viaggio in macchina in cui ho dovuto per forza far guidare il capo, che non usava il cambio manuale da tre anni. evviva. dietro, un paio di poverini di diesel. io, sul sedile del passeggero, con la testa fuori dal finestrino aperto. a vomitare. non lo so quante volte ho vomitato da quando siamo saliti in macchina a quando siamo arrivati, ma direi almeno 5. ovviamente non avevo tanta roba in corpo, anzi, non c'avevo proprio un cazzo, il che ha resto l'esperienza ancora più gradevole. con la riconoscenza degli ospiti nella mia macchina, macchina che a sua volta si è tinta dei colori dei miei succhi gastrici. menomale che giallo e blu stanno bene. l'effetto, cromaticamente parlando, era molto meno sgradevole di quello che normalmente si vede nei film quando l'attore di turno finge di fare quello che io ho fatto sul serio...
e più o meno è tutto qui. sono riuscito a guidare senza ulteriori intoppi da casa del capo a casa mia, neanche sono arrivato a casa che già stavo nel letto, sotto al piumino, dove sono rimasto in stato di coma fino alle sette di sera. il resto torna, più o meno, a essere storia più ordinaria. e non c'è manco una morale...
che storia del cazzo, eh?
impegni concreti.
2008/11/09 0400




