itunes a ginevra.
2008/09/11 1200
shopping compulsivo.
2008/09/09 1400
una pausa isterica tra le riflessioni pesanti che la precedono e quelle che la seguiranno.
una compagna di avventure che negli ultimi due anni, quasi tre, mi ha accompagnato praticamente ovunque, sta per dare forfait. è una notizia drammatica. io ci contavo, sulla sua compagnia. io ci facevo affidamento. e adesso, invece, devo accettare l'evidenza dei fatti. non ce la fa più. mi sta abbandonando. o, meglio, se continuo a usarla come ho fatto fin'ora mi abbandonerà, e di lei mi rimarrà soltanto la cinghia.
parlo della meravigliosa borsa adidas santiago IV small azzurra e blu che avevo comprato per disperazione durante la mia prima visita a new york, dal momento che non sapevo più dove mettere tutte le porcherie che mi ero comprato. mai speso meglio dei soldi (davvero pochi, tra l'altro) senza neppure pormi il problema dello spenderli.
una compagna di avventure che negli ultimi due anni, quasi tre, mi ha accompagnato praticamente ovunque, sta per dare forfait. è una notizia drammatica. io ci contavo, sulla sua compagnia. io ci facevo affidamento. e adesso, invece, devo accettare l'evidenza dei fatti. non ce la fa più. mi sta abbandonando. o, meglio, se continuo a usarla come ho fatto fin'ora mi abbandonerà, e di lei mi rimarrà soltanto la cinghia.
parlo della meravigliosa borsa adidas santiago IV small azzurra e blu che avevo comprato per disperazione durante la mia prima visita a new york, dal momento che non sapevo più dove mettere tutte le porcherie che mi ero comprato. mai speso meglio dei soldi (davvero pochi, tra l'altro) senza neppure pormi il problema dello spenderli.
insomma, mi è venuto il dubbio che forse me la sono un po' andata a cercare. probabilmente qualche bastardo ha fatto la spia e ha fatto sapere alla mia povera borsa che a berlino, una sera, mentre lei stava ignara a casa di ste, me me camminavo con gli altri a panza piena lungo le strade di uno di quei quartieri che non saprei assolutamente collocare né nominare, comunque a est, comunque di quei quartieri cool che stefano ci ha mostrato con tanto orgoglio, e vedevo in una vetrina una borsa adidas che mi lasciava estasiato e pieno di desiderio.
forse è colpa mia. e vabbeh, se tanto mi da tanto, a questo punto, visto lo sviluppo degli eventi, ho reagito.
sono andato su ebay, l'ho cercata e me la so' comprata.
guardate che bella:

che avreste fatto, voi, al posto mio?
ah, avreste cercato una borsa uguale all'altra? e che non l'ho fatto? l'ho fatto eccome! prima sul sito adidas e poi su ebay. niente. ho trovato solo modelli simili ma di altri colori. brutti.
... ora devo solo aspettare che mi arrivi da hong kong...
ah, avreste cercato una borsa uguale all'altra? e che non l'ho fatto? l'ho fatto eccome! prima sul sito adidas e poi su ebay. niente. ho trovato solo modelli simili ma di altri colori. brutti.
... ora devo solo aspettare che mi arrivi da hong kong...
codifiche.
2008/09/05 2100
io chiacchiero troppo. lo sanno tutti, lo sa pure mi' madre. lo so perfino io. e questo si riflette, ovviamente, anche nella sempre esagerata prolissità che contraddistingue praticamente tutto quello che scrivo qua sopra.
eppure non è sulla sostanza di quello che scrivo, né sulla forma, che voglio soffermarmi ora. tutto il contrario, semmai.
ieri sera ero, tanto per cambiare, a casa dell'uomo del secolo, con ospite speciale la manza argentina. oltre al solito cazzeggio e alle solite attività naturalistiche che tante volte ho già narrato, ci siamo messi a giocare in doppio a guitar hero II (che ho lasciato a casa sua, in quanto sede, quest'ultima, di molti più eventi sociali della mia), dal momento che proprio ieri sera ho sbloccato il livello con message in a bottle. non mi soffermerò sulle sublimi performance, sul 99%-98% in coop, sulla discussione infinita su chi avrebbe suonato il basso (lui), perché tanto tutto questo è stato solo un pretesto per farmi fare una delle mie solite seghe mentali.
la musica.
può la musica essere considerata un linguaggio? direi di sì, no? la musica è stata codificata, ha una sua struttura, ha delle regole, e soprattutto, la si può scrivere.
come le parole.
anzi, no. meglio delle parole. perché nel codificare la scrittura della musica hanno pensato proprio a tutto. anche alle pause.
perché quando scrivo non ho un modo di scrivere le pause? non mi bastano le virgole, i punto e virgola, i due punti, i punti e i punti a capo. queste non sono pause, sono pausette, sono soltanto piccole sospensioni che hanno lo scopo di dare una certa intonazione alle parole che le circondano. io parlo proprio delle pause, quelle che non stanno lì per dare un senso a qualcos'altro. quelle che hanno un loro senso compiuto. perché non posso usare un simbolo per descrivere una pausa di una certa durata? come? i punti di sospensione? ma vuoi mettere con la pausa musicale? che può avere le stesse durate delle note, può essere composta da più simboli di pausa, mi permette di determinarne la lunghezza con una precisione chirurgica?
certo, una pausa potrebbe essere rappresentata con spazio vuoto. vado a capo di una riga in più, ed ecco che ho creato il senso della pausa.
ben ritrovati, miei affezionati lettori.
ma chi vogliamo prendere in giro? su quale grammatica la trovi scritta una stronzata del genere? poi ok, un sacco di scrittori che amano sperimentare, cercare di forzare i limiti della carta e dell'inchiostro sono ricorsi a questo e a simili espedienti, tanto che una simile abitudine è riconosciuta un po' da tutti, ormai. ma, lo stesso, non è e non sarà mai come la pausa musicale. un compositore può avvalersi del silenzio, nel raccontare con la musica. uno scrittore avrà a disposizione sempre e solo le parole. e qualche vezzo creativo di sperimentazione.
che tristezza che m'ha messo, questa sega mentale.
che poi a ripensarci meglio non è stato suonare message in a bottle in guitar hero II finché non siamo arrivati a un passo dalla perfezione, a farmi pensare a tutto questo. no no. è stato quel capolavoro su vinile che umberto ha trovato per caso addirittura da saturn:
il concerto di colonia di keith jarrett, pianoforte solista. se lo conoscete già, bella per voi. altrimenti mi sento proprio di consigliarvi di procurarvelo, poi aspettate la serata giusta e sparatevelo tutto.
senza guardarvi indietro.
magari mi farete sapere. se vi va.
eppure non è sulla sostanza di quello che scrivo, né sulla forma, che voglio soffermarmi ora. tutto il contrario, semmai.
ieri sera ero, tanto per cambiare, a casa dell'uomo del secolo, con ospite speciale la manza argentina. oltre al solito cazzeggio e alle solite attività naturalistiche che tante volte ho già narrato, ci siamo messi a giocare in doppio a guitar hero II (che ho lasciato a casa sua, in quanto sede, quest'ultima, di molti più eventi sociali della mia), dal momento che proprio ieri sera ho sbloccato il livello con message in a bottle. non mi soffermerò sulle sublimi performance, sul 99%-98% in coop, sulla discussione infinita su chi avrebbe suonato il basso (lui), perché tanto tutto questo è stato solo un pretesto per farmi fare una delle mie solite seghe mentali.
la musica.
può la musica essere considerata un linguaggio? direi di sì, no? la musica è stata codificata, ha una sua struttura, ha delle regole, e soprattutto, la si può scrivere.
come le parole.
anzi, no. meglio delle parole. perché nel codificare la scrittura della musica hanno pensato proprio a tutto. anche alle pause.
perché quando scrivo non ho un modo di scrivere le pause? non mi bastano le virgole, i punto e virgola, i due punti, i punti e i punti a capo. queste non sono pause, sono pausette, sono soltanto piccole sospensioni che hanno lo scopo di dare una certa intonazione alle parole che le circondano. io parlo proprio delle pause, quelle che non stanno lì per dare un senso a qualcos'altro. quelle che hanno un loro senso compiuto. perché non posso usare un simbolo per descrivere una pausa di una certa durata? come? i punti di sospensione? ma vuoi mettere con la pausa musicale? che può avere le stesse durate delle note, può essere composta da più simboli di pausa, mi permette di determinarne la lunghezza con una precisione chirurgica?
certo, una pausa potrebbe essere rappresentata con spazio vuoto. vado a capo di una riga in più, ed ecco che ho creato il senso della pausa.
ben ritrovati, miei affezionati lettori.
ma chi vogliamo prendere in giro? su quale grammatica la trovi scritta una stronzata del genere? poi ok, un sacco di scrittori che amano sperimentare, cercare di forzare i limiti della carta e dell'inchiostro sono ricorsi a questo e a simili espedienti, tanto che una simile abitudine è riconosciuta un po' da tutti, ormai. ma, lo stesso, non è e non sarà mai come la pausa musicale. un compositore può avvalersi del silenzio, nel raccontare con la musica. uno scrittore avrà a disposizione sempre e solo le parole. e qualche vezzo creativo di sperimentazione.
che tristezza che m'ha messo, questa sega mentale.
che poi a ripensarci meglio non è stato suonare message in a bottle in guitar hero II finché non siamo arrivati a un passo dalla perfezione, a farmi pensare a tutto questo. no no. è stato quel capolavoro su vinile che umberto ha trovato per caso addirittura da saturn:
il concerto di colonia di keith jarrett, pianoforte solista. se lo conoscete già, bella per voi. altrimenti mi sento proprio di consigliarvi di procurarvelo, poi aspettate la serata giusta e sparatevelo tutto.
senza guardarvi indietro.
magari mi farete sapere. se vi va.
sportività.
2008/09/01 1900
ci sono volte in cui si viaggia per andare a conoscere dei luoghi. ci sono altre volte in cui si viaggia per andare a conoscere persone. poi, a voler generalizzare, accade spesso che si verifichino delle sovrapposizioni. succede che scopri posti e persone in un colpo solo. più raramente avviene il contrario, e indipendentemente dal motivo per cui ci si muove, il ritorno è un po' più grigio di quanto non lo sia già normalmente. ma non è questione di voler chiudere i bilanci in attivo a tutti i costi. né di cosa succede realmente. ciò che mi interessa ora è quello che spinge a partire. a muoversi. ad andare.
si può dire che quest'estate ho girato per l'europa come uno stronzo. a voler contare proprio tutto, ho viaggiato per terra e per cielo, sono andato molto lontano, mi sono spostato di poco, sono tornato, in più di un senso, ho scoperto, dentro e fuori, ho avuto conferme, sia di quelle belle che di quelle terrificanti, ho fatto viaggi di tutte le durate, dal paio di giri di lancette alla settimana abbondante, ho saggiato limiti, sia di quelli che si superano, sia di quelli che ti insegnano importanti lezioni su di te, sugli altri, su tutto il resto. probabilmente non è neppure ancora finita. la mia vita è sempre più frammentata, e pur prendendone consapevolezza non provo alcuno stimolo a cercare di rimetterne insieme i pezzi. ma, per quanto questo filo sia interessante, sto divagando.
di ognuno di questi viaggi porto con me me dei ricordi. ricordi diversi, nella forma e nella sostanza, in un modo meno banale di quanto si sarebbe naturalmente portati a credere.
questa estate di viaggi in giro per l'europa mi ha permesso di ripercorrere un sentiero a ritroso. quest'estate ho ricostruito paolo bernagozzi, andando a recuperarne pezzi in luoghi fisici, ma soprattutto in luoghi dello spirito. che ho potuto raggiungere anche spostandomi fisicamente. lasciando tutto esattamente dove e come l'ho trovato, ma non prima di averci stabilito, di nuovo, un contatto. quest'estate ho trovato delle risposte, nuove domande. sono nato di nuovo.
ora, non è che tutto questo mi abbia portato chissà che tipo di illuminazione spirituale, non è che tutto questo mi abbia fatto capire qualcosa che non ho mai veramente capito, non è che tutto questo mi abbia mostrato dove devo andare. infatti, ora, la domanda continua ad essere esattamente la stessa, se non altro nella forma:
si può dire che quest'estate ho girato per l'europa come uno stronzo. a voler contare proprio tutto, ho viaggiato per terra e per cielo, sono andato molto lontano, mi sono spostato di poco, sono tornato, in più di un senso, ho scoperto, dentro e fuori, ho avuto conferme, sia di quelle belle che di quelle terrificanti, ho fatto viaggi di tutte le durate, dal paio di giri di lancette alla settimana abbondante, ho saggiato limiti, sia di quelli che si superano, sia di quelli che ti insegnano importanti lezioni su di te, sugli altri, su tutto il resto. probabilmente non è neppure ancora finita. la mia vita è sempre più frammentata, e pur prendendone consapevolezza non provo alcuno stimolo a cercare di rimetterne insieme i pezzi. ma, per quanto questo filo sia interessante, sto divagando.
di ognuno di questi viaggi porto con me me dei ricordi. ricordi diversi, nella forma e nella sostanza, in un modo meno banale di quanto si sarebbe naturalmente portati a credere.
questa estate di viaggi in giro per l'europa mi ha permesso di ripercorrere un sentiero a ritroso. quest'estate ho ricostruito paolo bernagozzi, andando a recuperarne pezzi in luoghi fisici, ma soprattutto in luoghi dello spirito. che ho potuto raggiungere anche spostandomi fisicamente. lasciando tutto esattamente dove e come l'ho trovato, ma non prima di averci stabilito, di nuovo, un contatto. quest'estate ho trovato delle risposte, nuove domande. sono nato di nuovo.
ora, non è che tutto questo mi abbia portato chissà che tipo di illuminazione spirituale, non è che tutto questo mi abbia fatto capire qualcosa che non ho mai veramente capito, non è che tutto questo mi abbia mostrato dove devo andare. infatti, ora, la domanda continua ad essere esattamente la stessa, se non altro nella forma:
e adesso?
otto voli.
2008/09/01 0900
otto voli in poco più di un mese. in media, un volo ogni cinque giorni.
ma adesso basta, eh. mica penserai di poter andare avanti così per sempre, no? non leggi i giornali, non ascolti le notizie, non vedi che è il momento delle catastrofi aeree? non ti basta il brivido di sfiorare la tragedia ogni volta che viaggi in macchina, il brivido che hai provato le volte che hai appreso, poco dopo la fine del viaggio, che il conducente di un camion ha perso il controllo e ha saltato la carreggiata facendo danni di conseguenza? ogni volta. manco lo facessi apposta. e insomma, ora che è il momento mediatico dei disastri aerei, come lo è stato per le morti sul lavoro, per gli abusi sui minori, per tutte quelle problematiche del nostro vivere più o meno quotidiano che a stare a dar retta ai giornali sembrano accadere solo in segmenti temporali ben determinati e ben concentrati, volare non è più sano, no? e tu la sorte l'hai già sfidata abbastanza. è ora di prepararsi ad affrontare l'imminente stagione del letargo nel modo più sano, nel modo più corretto. senza mettersi in testa strane idee. sarà anche ora di cominciare a mettere da parte tutta questa smania di andare, andare, andare, fuggire, partire, allontanarsi il più possibile e per più tempo possibile da tutti quegli epicentri che non ti fanno stare a tuo agio: tutti quelli dove passi troppo tempo. e se in questa stagione estiva hai fatto sfoggio di questa tua propensione all'estremo ritrovandoti in così poco tempo a prendere l'aereo otto volte, quattro volte andata e ritorno, adesso è ora di mostrare che sei capace dell'inverso con la stessa scioltezza. statico. tranquillo, quieto. dici che la vedi male, eh? pure a te sembra una cazzata grossa come una casa, eh?
a seguire: altre considerazioni scritte nei momenti morti del passato fine settimana. momenti morti in aeroporto, guarda un po'.
ma adesso basta, eh. mica penserai di poter andare avanti così per sempre, no? non leggi i giornali, non ascolti le notizie, non vedi che è il momento delle catastrofi aeree? non ti basta il brivido di sfiorare la tragedia ogni volta che viaggi in macchina, il brivido che hai provato le volte che hai appreso, poco dopo la fine del viaggio, che il conducente di un camion ha perso il controllo e ha saltato la carreggiata facendo danni di conseguenza? ogni volta. manco lo facessi apposta. e insomma, ora che è il momento mediatico dei disastri aerei, come lo è stato per le morti sul lavoro, per gli abusi sui minori, per tutte quelle problematiche del nostro vivere più o meno quotidiano che a stare a dar retta ai giornali sembrano accadere solo in segmenti temporali ben determinati e ben concentrati, volare non è più sano, no? e tu la sorte l'hai già sfidata abbastanza. è ora di prepararsi ad affrontare l'imminente stagione del letargo nel modo più sano, nel modo più corretto. senza mettersi in testa strane idee. sarà anche ora di cominciare a mettere da parte tutta questa smania di andare, andare, andare, fuggire, partire, allontanarsi il più possibile e per più tempo possibile da tutti quegli epicentri che non ti fanno stare a tuo agio: tutti quelli dove passi troppo tempo. e se in questa stagione estiva hai fatto sfoggio di questa tua propensione all'estremo ritrovandoti in così poco tempo a prendere l'aereo otto volte, quattro volte andata e ritorno, adesso è ora di mostrare che sei capace dell'inverso con la stessa scioltezza. statico. tranquillo, quieto. dici che la vedi male, eh? pure a te sembra una cazzata grossa come una casa, eh?
a seguire: altre considerazioni scritte nei momenti morti del passato fine settimana. momenti morti in aeroporto, guarda un po'.


