batman.
2008/08/29 1100
la decisione di proibire per legge il consumo di sigarette e tabacco nei locali pubblici ad amsterdam deve essere interpretata come un'azione sublime quanto sottile di pubblica utilità, in quanto realmente è mirata a insegnare agli stolti e agli inesperti qual è il modo giusto per fumare veramente la marijuana, perché ogni volta sia un'esperienza che faccia sentire tutti davvero dentro la natura, a contatto con il proprio vero io; a un passo, colmabile, dal comprendere e lasciarsi permeare dal significato dell'esistenza e del creato. senza tabacco. che cazzo.
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directionless.
2008/08/27 1200
vivo in modo passivo. non prendo decisioni forti per poi plasmare la mia vita di conseguenza. eh no. direi piuttosto che mi adatto agli eventi, e che se prendo delle decisioni, lo faccio in modo quasi inconsapevole. e poi mi fermo ad osservare quello che è successo, cercando di intuirne il disegno di coglierne il messaggio. come la morale delle favole di esopo. la morale c'è, eccome, ma a volte non la cogli. a volte non la coglieresti, se non per il gran culo che magari ti è toccato in quel momento. in ogni caso, niente girella.
ma in ogni caso, per provare a fare un esempio concreto, questa estate ho preso la malsana abitudine di tenere la musica in sottofondo, costantemente, anche di notte, soprattutto quando dormo. è una cosa che ho iniziato a fare per sbaglio, se così si può dire, senza pensarci. poi mi sono accorto, a un certo punto, che era diventata un'abitudine. qual è la morale? che mi sto chiudendo in una fortezza di solitudine?
e chi sono io, superman?
naaaaaaaaaah...
ma in ogni caso, per provare a fare un esempio concreto, questa estate ho preso la malsana abitudine di tenere la musica in sottofondo, costantemente, anche di notte, soprattutto quando dormo. è una cosa che ho iniziato a fare per sbaglio, se così si può dire, senza pensarci. poi mi sono accorto, a un certo punto, che era diventata un'abitudine. qual è la morale? che mi sto chiudendo in una fortezza di solitudine?
e chi sono io, superman?
naaaaaaaaaah...
evasioni.
2008/08/22 1000
quando qualcosa che non va e non c'è un modo immediato per affrontare o risolvere, o ci si imbruttisce da morire o si evade. oppure si fanno entrambe le cose, possibilmente in questo ordine. più che altro per esigenze di tempi e incastri vari.
come sarebbe ovvio e lecito immaginarsi, la prima forma di evasione che può venire in mente è quella degli additivi naturali, no? beh, certo. è chiaro. e invece no!
stavolta l'evasione è arrivata sotto forma di doppietta cinematografica assolutamente delirante, onirica, surreale.
come per tutto il resto, anche con i film arrivo sempre per ultimo, però arrivo. ho solo bisogno dei miei tempi. e così, nelle due precedenti serate, ovvero da quando avevo lasciato queste pagine incazzato assai, mi sono fatto omaggio di due film meravigliosi: prima tideland di terry gilliam, poi l'arte del sogno di michel gondry.
no, non li avevo ancora visti. no, neppure il secondo.
pensa che stronzo! ma adesso li ho visti. e ora li adoro. va bene lo stesso?
come sarebbe ovvio e lecito immaginarsi, la prima forma di evasione che può venire in mente è quella degli additivi naturali, no? beh, certo. è chiaro. e invece no!
stavolta l'evasione è arrivata sotto forma di doppietta cinematografica assolutamente delirante, onirica, surreale.
come per tutto il resto, anche con i film arrivo sempre per ultimo, però arrivo. ho solo bisogno dei miei tempi. e così, nelle due precedenti serate, ovvero da quando avevo lasciato queste pagine incazzato assai, mi sono fatto omaggio di due film meravigliosi: prima tideland di terry gilliam, poi l'arte del sogno di michel gondry.
no, non li avevo ancora visti. no, neppure il secondo.
pensa che stronzo! ma adesso li ho visti. e ora li adoro. va bene lo stesso?
ira funesta.
2008/08/20 2100
in questo momento sto trattenendo esplosioni di rancore feroci e laceranti. in questo momento sembro l'emoticon di skype che viene fuori facendo : poi - e poi @ per quanto sono incazzato. vorrei esternare. ma poi mi dico no. e poi mi dico sì. e poi mi dico no. insomma, per ora no. se tutto va bene rimango sul no abbastanza a lungo da contenere l'esplosione. speriamo non mi venga un'ulcera. probabilmente faccio male, dovrei dare sfogo a tutta questa cattiveria che vorrebbe uscire. in fondo, mica ce l'ho messa io, qui.
magari, prima o poi...
no, eh?
magari, prima o poi...
no, eh?
quote of the day.
2008/08/20 2000
“chi detesta gli animali e i bambini non può essere del tutto una cattiva persona”.
starbucks in italia.
2008/08/18 2100

ce lo vogliamo? non ce lo vogliamo? cosa vogliamo fare? vogliamo attaccarci con le unghie e con i denti alle nostre importantissime tradizioni, al nostro caffé espresso che da (quasi) nessuna parte sanno rifare, ai nostri cornetti (sì, ho detto cornetti, andatevene affanculo tutti, voialtri, insieme alle vostre brioche), ai nostri bar, piccoli, grandi, medi, zozzoni, lussuosi, con posti a sedere e non, all'aperto e non?
su facebook, cercando “starbucks” e “italy” vengono fuori ben quattro gruppi, due a favore e due contrari. ho trovato le motivazioni e le posizioni di entrambe le casistiche poco soddisfacenti.
sei contrario a starbucks? non ci sei mai stato. non hai mai provato il caramel frappuccino. non sei mai morto di piacere finendoti una fetta di cheesecake. sei favorevole a starbucks? ci sei stato, ma non ti sei fatto domande.
ogni volta che capito in una terra colonizzata da starbucks trovo sempre l'occasione per andarci. almeno una volta. si sa. il male ti tenta. e cedere alla tentazione del male è una cosa che, inutile girarci troppo intorno, ci piace. ci piace parecchio. ci piace anche darci del noi, ma questo è un altro discorso.
d'altra parte, starbucks all'estero non è molto dissimile da mc donald's e burger king. e abbiamo visto cosa hanno fatto questi ultimi due all'italia.
hanno spazzato via tutto il resto. il timore che starbucks possa fare lo stesso con i nostri amati baretti, quindi, potrebbe essere legittimo. d'altra parte, però, cos'è che mc donald's e burger king hanno spazzato via, in italia? gli emuli. chi è abbastanza vecchio (sigh) si ricorda almeno il burghy. e chi come me condivide lo stupido status di passatista (sigh) lo rimpiange almeno un po'. ma, mi chiedo poi, ha senso confrontare il bar con un burghy? ha senso mettere sullo stesso piano qualcosa che da sempre fa parte dell'essere italiani con un'imitazione nostrana (più buona, più sana, quello che vi pare, ma pur sempre un'imitazione) dello stesso fenomeno che l'ha spazzata via? non sembra un po' stupido fare un paragone del genere? parliamo allora dei piccoli alimentari, che in più di un caso sono stati spazzati via dai supermercati. o dal fenomeno dei centri commerciali che sta lentamente uccidendo tutte le piccole attività commerciali locali. la massificazione contro l'identità singola. la lotta è impari, il risultato inevitabile.
noi italiani siamo assoggettati alla non-cultura americana. ma diciamo pure noi europei. nel momento in cui arrivasse starbucks lasceremmo davvero morire i bar?
ma allora come mai gli stessi capoccioni di starbucks non hanno ancora neppure provato a venirci, nello stivale? (in uno dei gruppi pro-starbucks c'è anche un rimando a questo post di un blog che, a differenza di questo, pare serio.)
vale la pena prendere una posizione? e se sì, quale?
mi hanno consigliato di prenderle entrambe e di appellarmi a problemi di schizofrenia. ah ah ah! in effetti sarebbe una cosa carina da fare. ma poi ho pensato, ‘e chissenefrega?’.
su facebook, cercando “starbucks” e “italy” vengono fuori ben quattro gruppi, due a favore e due contrari. ho trovato le motivazioni e le posizioni di entrambe le casistiche poco soddisfacenti.
sei contrario a starbucks? non ci sei mai stato. non hai mai provato il caramel frappuccino. non sei mai morto di piacere finendoti una fetta di cheesecake. sei favorevole a starbucks? ci sei stato, ma non ti sei fatto domande.
ogni volta che capito in una terra colonizzata da starbucks trovo sempre l'occasione per andarci. almeno una volta. si sa. il male ti tenta. e cedere alla tentazione del male è una cosa che, inutile girarci troppo intorno, ci piace. ci piace parecchio. ci piace anche darci del noi, ma questo è un altro discorso.
d'altra parte, starbucks all'estero non è molto dissimile da mc donald's e burger king. e abbiamo visto cosa hanno fatto questi ultimi due all'italia.
hanno spazzato via tutto il resto. il timore che starbucks possa fare lo stesso con i nostri amati baretti, quindi, potrebbe essere legittimo. d'altra parte, però, cos'è che mc donald's e burger king hanno spazzato via, in italia? gli emuli. chi è abbastanza vecchio (sigh) si ricorda almeno il burghy. e chi come me condivide lo stupido status di passatista (sigh) lo rimpiange almeno un po'. ma, mi chiedo poi, ha senso confrontare il bar con un burghy? ha senso mettere sullo stesso piano qualcosa che da sempre fa parte dell'essere italiani con un'imitazione nostrana (più buona, più sana, quello che vi pare, ma pur sempre un'imitazione) dello stesso fenomeno che l'ha spazzata via? non sembra un po' stupido fare un paragone del genere? parliamo allora dei piccoli alimentari, che in più di un caso sono stati spazzati via dai supermercati. o dal fenomeno dei centri commerciali che sta lentamente uccidendo tutte le piccole attività commerciali locali. la massificazione contro l'identità singola. la lotta è impari, il risultato inevitabile.
noi italiani siamo assoggettati alla non-cultura americana. ma diciamo pure noi europei. nel momento in cui arrivasse starbucks lasceremmo davvero morire i bar?
ma allora come mai gli stessi capoccioni di starbucks non hanno ancora neppure provato a venirci, nello stivale? (in uno dei gruppi pro-starbucks c'è anche un rimando a questo post di un blog che, a differenza di questo, pare serio.)
vale la pena prendere una posizione? e se sì, quale?
mi hanno consigliato di prenderle entrambe e di appellarmi a problemi di schizofrenia. ah ah ah! in effetti sarebbe una cosa carina da fare. ma poi ho pensato, ‘e chissenefrega?’.
chi mai potrebbe non volerlo fare?
2008/08/18 1700
questo merita attenzione.
e formiconi merita rispetto per averlo sottoposto alla mia attenzione.
e formiconi merita rispetto per averlo sottoposto alla mia attenzione.
last night in berlin.
2008/08/16 2100
una vacanza da tremila e rotte foto non poteva terminare altrimenti: con una serata epica. per me comincia scendendo dalla torre della tv, quando incontro la coppia meravigliosa, o forse ancora dopo, quando ci riuniamo tutti insieme a casa di stefano. che poi, a dirla tutta, individuare un inizio (o una fine) è abbastanza irrilevante. ciò che conta è la sostanza, momenti di feroce esaltazione attorno al biliardino trovato per caso, in un pub d'angolo appena usciti da fish (the bird), gonfi come zampogne di carnazze varie cucinate all'americana. perché se è vero che, come molti già sapranno, a me del biliardino non me ne frega un cazzo, se si tratta di spaccare culi io divento pure l'ingegnere del biliardino. o, più realisticamente, mi affido ai partner, vincendo con ampio margine o perdendo con dignità. e non mi venite a raccontare cazzate, che per quelle già basto e avanzo io. unico team imbattuto, la coppia meravigliosa, che ha dominato. eh, e che devo fa'. finiti altri litri di birra e copiose monetine, non rimane altro da fare se non recarsi al tempio, umili e speranzosi. Il luogo del tutto e del nulla, dove concetti come avanguardia e retroguardia perdono completamente di significato, fondendosi tra loro e con tutto il resto, in un unico generoso brodo primordiale vorticante. il tempio. dr. pong. una stanza principale, degli ambienti più angusti contenenti un bancone che distribuisce birre, una modesta postazione da dj, un onesto sound system, divanelle, cessi, un interessantissimo biliardino a due (eh, proprio. difesa contro difesa), il tutto senza neanche tentare di dare un'apparenza di capacità di arredare. infine, nella stanza centrale, lui. l'altare. l'arca dell'alleanza. il coso dentro la mecca. il nucleo pulsante di un universo in espansione.
circondato da decine e decine di fedeli disposti in circolo, che si avvicendano ai due lati facendo rimbalzare la pallina, seguendo la dura legge dell'eliminazione (oddio, ieri sera c'erano pure parecchi marcomalisti, 'tacciloro!), finché non ne rimanevano solo due. e allora si facevano la loro bella partitella a 11. era la seconda volta che ci andavamo (vabbeh, la coppia meravigliosa la prima, stefano la centottantamillesima, eccetera. era la seconda volta che ci andavo io, ok?) e come l'altra volta non ho giocato, preferendo starmene seduto intorno al tavolo a sorseggiare birra, guardare i giocatori, farmi quattro risate, chiacchierare con gli amici sbattuti fuori prematuramente dalla cerimonia. e poi vabbeh, ovvio. fare la selezione di tutte le fiche presenti nell'ambiente. embeh, che cosa ti succede a un certo punto, mentre ero solo e serafico a sorseggiare la mia birretta e tifare per i miei amici (ovvero prenderli per il culo) mentre dal sound system usciva addirittura vamos a la playa dei fratelli righeira? eh? eh? che ti succede? succede che una delle suddette fiche, esclusa dalla cerimonia, punta dritta la sedia a fianco alla mia, si siede e attacca discorso! oh, bionda dea svedese, non avrò mai modo di dimostrarti la gratitudine che meriteresti, ma sappi che hai dato un elettroshock alla mia autostima (che comunque di questi tempi non si può affatto lamentare!) e nonostante fossimo entrambi ubriachissimi e non abbiamo fatto altro che biascicare abbozzi di discorsi senza senso, per qualche ora mi hai fatto sentire il più fico di tutti.
tranquilli, è passata.
il tavolo da ping pong.
circondato da decine e decine di fedeli disposti in circolo, che si avvicendano ai due lati facendo rimbalzare la pallina, seguendo la dura legge dell'eliminazione (oddio, ieri sera c'erano pure parecchi marcomalisti, 'tacciloro!), finché non ne rimanevano solo due. e allora si facevano la loro bella partitella a 11. era la seconda volta che ci andavamo (vabbeh, la coppia meravigliosa la prima, stefano la centottantamillesima, eccetera. era la seconda volta che ci andavo io, ok?) e come l'altra volta non ho giocato, preferendo starmene seduto intorno al tavolo a sorseggiare birra, guardare i giocatori, farmi quattro risate, chiacchierare con gli amici sbattuti fuori prematuramente dalla cerimonia. e poi vabbeh, ovvio. fare la selezione di tutte le fiche presenti nell'ambiente. embeh, che cosa ti succede a un certo punto, mentre ero solo e serafico a sorseggiare la mia birretta e tifare per i miei amici (ovvero prenderli per il culo) mentre dal sound system usciva addirittura vamos a la playa dei fratelli righeira? eh? eh? che ti succede? succede che una delle suddette fiche, esclusa dalla cerimonia, punta dritta la sedia a fianco alla mia, si siede e attacca discorso! oh, bionda dea svedese, non avrò mai modo di dimostrarti la gratitudine che meriteresti, ma sappi che hai dato un elettroshock alla mia autostima (che comunque di questi tempi non si può affatto lamentare!) e nonostante fossimo entrambi ubriachissimi e non abbiamo fatto altro che biascicare abbozzi di discorsi senza senso, per qualche ora mi hai fatto sentire il più fico di tutti.
tranquilli, è passata.
scarlett dream.
2008/08/15 1100
ho fatto un brutto sogno. un brutto sogno con scarlett johansson. che uno dice “ma cazzo, sogno scarlett johansson e il sogno è brutto? ma come funziona?”
credo di non essere riuscito a fare molto di più che abbracciarla. o forse era lei che abbracciava me.
è strano, perché a parte un riferimento visto su un poster di the spirit visto l'altroieri quando siamo andati a vedere il film in animazione di star wars, riferimento che tra l'altro non è nemmeno chissà cosa, non mi viene in mente nulla che possa avermi indotto a sognarla. però siccome the spirit è di nuovo un film alla sin city e ricordo chiaramente di aver fatto un sogno in bianco e nero, probabilmente questo riferimento è proprio quello giusto.
comunque. un sogno di disagio, più che in bianco e nero dovrei dire in tonalità di grigio. un sogno di persone note ma con connotazioni sconosciute fino a quel momento, un sogno di prigionia psicologica. una bella sfiga sognarsi scarlett johansson in una situazione del genere, eh? ovviamente sembrava l'unica presenza positiva. una speranza. un abbraccio.
credo di non essere riuscito a fare molto di più che abbracciarla. o forse era lei che abbracciava me.
è strano, perché a parte un riferimento visto su un poster di the spirit visto l'altroieri quando siamo andati a vedere il film in animazione di star wars, riferimento che tra l'altro non è nemmeno chissà cosa, non mi viene in mente nulla che possa avermi indotto a sognarla. però siccome the spirit è di nuovo un film alla sin city e ricordo chiaramente di aver fatto un sogno in bianco e nero, probabilmente questo riferimento è proprio quello giusto.
comunque. un sogno di disagio, più che in bianco e nero dovrei dire in tonalità di grigio. un sogno di persone note ma con connotazioni sconosciute fino a quel momento, un sogno di prigionia psicologica. una bella sfiga sognarsi scarlett johansson in una situazione del genere, eh? ovviamente sembrava l'unica presenza positiva. una speranza. un abbraccio.
wait for something to happen. a certain something.
2008/08/07 1000
in effetti sono diverse, le cose che stanno per succedere.
così continua il susseguirsi di momenti interessanti.
non che si sia mai potuto veramente parlare di stasi, a dirla tutta.
ma insomma, nei prossimi giorni potrei trovarmi a dover superare delle prove.
io spero ardentemente che questo non succeda.
mica lo so se sarei in grado di superarle col massimo punteggio.
insomma, non è come farsi una manciata di km in macchina per andare a villa manin, questo un posto fichissimo dove martedì hanno suonato gratis joan as police woman. così sono bravi tutti: che prove dovrai mai superare in una situazione del genere?
ma insomma, è inutile esitare. vado. mi butto. di testa, come faccio sempre. tanto, anche se dovessi rompermela, non sarà mica la prima volta che succede, che cazzo!
così continua il susseguirsi di momenti interessanti.
non che si sia mai potuto veramente parlare di stasi, a dirla tutta.
ma insomma, nei prossimi giorni potrei trovarmi a dover superare delle prove.
io spero ardentemente che questo non succeda.
mica lo so se sarei in grado di superarle col massimo punteggio.
insomma, non è come farsi una manciata di km in macchina per andare a villa manin, questo un posto fichissimo dove martedì hanno suonato gratis joan as police woman. così sono bravi tutti: che prove dovrai mai superare in una situazione del genere?
ma insomma, è inutile esitare. vado. mi butto. di testa, come faccio sempre. tanto, anche se dovessi rompermela, non sarà mica la prima volta che succede, che cazzo!
calvin & jobs?!?
2008/08/04 1500
un momento di ilarità e spensieratezza ce lo meritiamo (quasi) tutti.


credits to pinkfloyd99 for the original shots (1 & 2) on flickr.
colori di varie intensità.
2008/08/02 1500
e adesso mi trovo qui che vorrei raccontare qualcosa del concerto dei ladytron di ieri sera, meraviglioso come sempre, ma anche di tutto quello che ha ruotato attorno al concerto, del fatto che ho incontrato persone che conoscevo, chi bene, chi appena, chi per semplice sfioramento, e di come poi, già felice e incredulo per questi inaspettati incontri, ho scoperto che tutti si conoscevano con tutti.
è stato davvero fico.
c'è una scena anche qui. forse dovevo solo aspettare che saltassero i sigilli in cui ero costretto.
ma poi vorrei raccontare del ritorno in italia, di viaggi, di ritrovarsi e di sorridere, di panchine al buio, sulla riva del sile, a raccontarsi eccitati tutte le scene di paura e delirio a las vegas.
e poi vorrei raccontare ancora della pelle di marianna, di come finalmente, e in questo modo che non avrei mai detto, mi sia tolto di dosso il ricordo di un'altra pelle; ma poi anche della distanza che può esserci anche tra corpi che si toccano, e di quanto a volte il mescolarsi di realtà e finzione non porti uniformità; e che la vita, per me come per chiunque, come ho detto ieri sera, non è altro che un continuo susseguirsi di docce fredde e momenti di esaltazione. è quando una delle due fasi dura troppo che si crea disarmonia...
vorrei raccontare di cosa si prova a stare in mezzo al mar baltico, alle undici di sera, insieme al tuo amico di una vita, con tutto il detto e il non detto, a remare in un kayak. perché per raccontare certe cose, a volte, le parole non bastano e servono le immagini. questa invece è una delle volte che le immagini non rendono neanche lontanamente tutto quello che ci sarebbe da raccontare.
e poi c'è un'altra cosa ancora che vorrei raccontare, di cui non ho mai fatto altro che rapidi e celati cenni, difficili da cogliere, qualcosa fatto di parole, di qualche fugace immagine, di emozioni, di vicinanza nella lontananza, di lontananza su troppi piani, di incontrarsi e aiutarsi, di volersi bene, di carta e penna, di circostanze e di scelte. un raccontare che poi alla fine non sarebbe altro che un sentito ringraziamento. vero. e un abbraccio. fortissimo.
le giornate sono troppo brevi. dovrebbero durare il doppio del tempo, senza che raddoppiassero le cose che è necessario fare. così ci sarebbe tutto il tempo che il raccontare richiede. così le distanze sarebbero meno grandi. così le persone si potrebbero conoscere meglio. così, forse, ci sarebbe meno cattiveria. che non importa se si traduce in comportamenti attivi o passivi, di non scelta. è comunque cattiveria. ma è solo un pensiero infantile. e banale. e comunque le giornate continueranno a essere così, non basterà neppure dimezzare ciò che è necessario fare.
forse ogni posto può essere casa. forse nessuno. forse non c'è una chiave. o forse la chiave è proprio in quello che dico sempre. che ogni posto è fatto di persone. che se un posto ti fa bene, in realtà, dipende da chi ci trovi.
è stato davvero fico.
c'è una scena anche qui. forse dovevo solo aspettare che saltassero i sigilli in cui ero costretto.
ma poi vorrei raccontare del ritorno in italia, di viaggi, di ritrovarsi e di sorridere, di panchine al buio, sulla riva del sile, a raccontarsi eccitati tutte le scene di paura e delirio a las vegas.
e poi vorrei raccontare ancora della pelle di marianna, di come finalmente, e in questo modo che non avrei mai detto, mi sia tolto di dosso il ricordo di un'altra pelle; ma poi anche della distanza che può esserci anche tra corpi che si toccano, e di quanto a volte il mescolarsi di realtà e finzione non porti uniformità; e che la vita, per me come per chiunque, come ho detto ieri sera, non è altro che un continuo susseguirsi di docce fredde e momenti di esaltazione. è quando una delle due fasi dura troppo che si crea disarmonia...
vorrei raccontare di cosa si prova a stare in mezzo al mar baltico, alle undici di sera, insieme al tuo amico di una vita, con tutto il detto e il non detto, a remare in un kayak. perché per raccontare certe cose, a volte, le parole non bastano e servono le immagini. questa invece è una delle volte che le immagini non rendono neanche lontanamente tutto quello che ci sarebbe da raccontare.
e poi c'è un'altra cosa ancora che vorrei raccontare, di cui non ho mai fatto altro che rapidi e celati cenni, difficili da cogliere, qualcosa fatto di parole, di qualche fugace immagine, di emozioni, di vicinanza nella lontananza, di lontananza su troppi piani, di incontrarsi e aiutarsi, di volersi bene, di carta e penna, di circostanze e di scelte. un raccontare che poi alla fine non sarebbe altro che un sentito ringraziamento. vero. e un abbraccio. fortissimo.
le giornate sono troppo brevi. dovrebbero durare il doppio del tempo, senza che raddoppiassero le cose che è necessario fare. così ci sarebbe tutto il tempo che il raccontare richiede. così le distanze sarebbero meno grandi. così le persone si potrebbero conoscere meglio. così, forse, ci sarebbe meno cattiveria. che non importa se si traduce in comportamenti attivi o passivi, di non scelta. è comunque cattiveria. ma è solo un pensiero infantile. e banale. e comunque le giornate continueranno a essere così, non basterà neppure dimezzare ciò che è necessario fare.
forse ogni posto può essere casa. forse nessuno. forse non c'è una chiave. o forse la chiave è proprio in quello che dico sempre. che ogni posto è fatto di persone. che se un posto ti fa bene, in realtà, dipende da chi ci trovi.

