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deriva. ritrovamenti. orizzonti. - parte 3.

ma torniamo indietro. parliamo di qualcosa di più concreto. raccontiamo una storiella di provincia che abbia qualcosa di buono, una volta tanto. torniamo a via palù 9, a castelminio di resana.
a questo indirizzo, assolutamente sperduto nel nulla di campi, afa atroce, cielo grigio e zanzare furibonde, lo scorso giovedì sera troviamo questo strano edificio. la conigliera...



i partecipanti: io (guarda un po', eh?), in dolce compagnia de la manza argentina, che mica posso sempre andare in giro solo coi soliti piselloni, e i miei amici adottivi (o sono io il loro? uh.) tiz & lime, ovvero coloro che hanno proposto la serata, per questo un po' timorosi. teatro sperimentale, dice. la conigliera, dice. beh, tutto sommato, sapendo che razza di scassacazzi sono, fanno pure bene a preoccuparsi... ma insomma, potevo sempre dire di no. sarà bene animarsi delle migliori intenzioni.


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e invece. questa timidezza delle ossa si rivela una piacevolissima sorpresa, anche se forse il più entusiasta ne sono proprio io. che contemporaneamente, mi sa, sono anche l'unico vero analfabeta, quando si parla di certi tipi di forme d'espressione. ma in fondo, chissenefrega. mi è piaciuto tutto, fin dai primi suoni della colonna sonora che mi hanno riportato di colpo a qulcosa come 6 anni fa, quando ancora mi spingevo in quei territori con un certo genuino interesse. in modo attivo. 6 anni fa. prima di ... cazzo. posso dire che è otto vite fa, se faccio il conto. ma comunque. mi è piaciuta quella musica, dicevo. mi è piaciuto quel telo. mi è piaciuto quel lavoro che hanno fatto, che erano solo due ragazzi e in certi momenti sembravano una squadra di contorsionisti. mi è piaciuto sorprendermi a pensare che siamo tanto presi da video, informatica e tutto il resto, pensando che così gli altri non scoprono il bluff, da dimenticarci che basta un telo bianco illuminato correttamente. ah, beh. e l'ingrediente principale. talento. vero. beh, i miei complimenti.
e complimenti, oltre che commossi ringraziamenti, anche per l'ottimo cibo offertoci dopo.

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deriva. ritrovamenti. orizzonti. - parte 2.

una volta qualcuno mi parlava di sincronicità.
anzi, della sua assenza.
di quanto sia difficile.

non è soltanto un problema di trovarsi. che già da solo basterebbe e avanzerebbe, no?
no!
è anche un problema di momento.
come a dire, arriva il momento in cui, sì, le persone le incontri, ma quando succede non è il momento giusto, per te o per l'altra persona.

perché per ora io avrei le prove del contrario.
che per qualche fortuna capita di trovarsi e che ognuno trova l'altro al momento giusto.
che a un certo punto, però, le cose vanno a puttane.
quindi, mi pare ovvio trarre delle deduzioni: se ci sono cose che sono potute andare a puttane, vuol dire che almeno per un po' sono andate bene. o che, se non altro, ce ne è stata l'illusione.
e che, in buona sostanza, non si è stati capaci o non si è voluto che continuassero in questo modo.
bene, evviva. e adesso?

adesso orizzonte vuoto oppure asincronicità?
il menu è ricco di scelte.

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deriva. ritrovamenti. orizzonti. - parte 1.

chi l'avrebbe mai detto che un giorno avrei potuto pensare seriamente di puntare il navigatore satellitare (già pensare di avere il navigatore satellitare, una volta, sarebbe stato un pensiero assurdo, in effetti) in direzione via palù 9 a castelminio di resana...
o in direzione riese pio x. o colle umberto. o giavera del montello. oppure ogliano di conegliano. o dogana di treviso. o alzaia sul sile a silea. o via fosse a marostica. o vascon. o pian di cansiglio.
tutti, tutti a distanze temporali ravvicinatissime. una toponomastica che non vuole certo fare invidia a quella di certe altre zone del centro italia, ma che comunque mi suona talmente aliena che mi sembra non aver nulla da invidiare da niente e da nessuno.
un altro me in un'altra vita, probabilmente, invece di continuare a guardarsi intorno con questa faccia tra lo stupito, il disgustato e l'ebete, sguazzerebbe senza problemi in tutto questo mondo alieno. che equivale a dire che “se mi'nonno c'aveva tre palle, era 'nflipper”. e certo.

che c'è, paolo? disagio, insofferenza, insoddisfazione, per caso?

non sperateci, comunque. per quanto mi piacerebbe moltissimo, non riuscirò a raccontare di ogni singola meta che ho raggiunto in queste ultime settimane. peccato, lo so.

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provincia cronica.

e no, cazzo, no.
io ce la sto mettendo tutta, sto accettando tutto l'aiuto da tutte le anime pie che me ne offrono, sto scoprendo mondi di cui racconterò, fuori e dentro di me, cerco di convincermi che c'è speranza, che si può fare, e poi zac, arriva la notizia, con scritto, enorme, sopra, TREVISO.


e allora che devo fare, io? ammettere la sconfitta e piegare il capo o continuare a provare? mah, per ora continuo a provare. dottore, cosa ne pensa, lei? potrebbe fare male se insisto?

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eri più bella quando stavi con me?

ieri sera, mentre ascoltavo francesco e rachele che, ormai (ormai? finalmente!), hanno imparato a regalarci un grosso senso di gratificazione mentre ci raccontano le loro storie, mentre bevevo una birra dietro l'altra, mentre lasciavo che gli additivi naturali facessero il loro lavoro, mentre tutto si muoveva fluido tutto intorno e io ero un globo di luce completamente immerso in questo movimento, un portale verso un'altra esistenza tutta mia, mentre si creavano dinamiche che non mi interessavano, mentre i miei pensieri avevano questa strana tendenza a scivolare tutti nella stessa direzione, non poi così lontano ma neanche abbastanza vicino, mentre percepivo fugacemente la sensazione che gli equilibri si stanno spostando all'impazzata, il che poi, forse, non è altro che una momentanea assenza degli stessi, mentre cercavo di misurarmi senza alcun metro in queste strane vesti da fantasma, insomma, mentre succedevano tutte queste cose e molte altre, mi ha colto un pensiero, tra tanti. ho pensato che

quando saranno anni che non la chiamo più, se mai vedrà la fine, non sarà certo in me. io, comunque, non starò spendendo tempo e soldi in un nintendo dentro a un bar della stazione. non starò vendendo dischi in modo orrendo.

che poi magari invece la fine sarà già arrivata. vaffanculo.

e poi, dopo tutto questo, ci si ritrova nel backstage a fare gli snob. talmente snob che i nostri idoli se ne vanno e noi rimaniamo lo stesso lì. ah ah.
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pocodibuono.

circa tre mesi, una settimana e tre giorni fa, passeggiavo col cerri per via baldovinetti e trovavamo attaccati al muro degli adesivi. tutti uguali. uno di questi adesivi sarebbe diventato un mio compagno fisso. ma non c'era niente di pianificato. quando si dice il destino.


d'altronde, come si può intuire facilmente, certe cose non possono succedere per caso.

comunque, non più tardi della settimana scorsa, il capo del capo (che fa parte del gruppo dei capi del capo, quelli sotto al capo dei capi del capo e sopra al capo, che fa parte del gruppo dei capi), che è solito mandare quotidianamente via email un sacco di cose (molte delle quali, tra l'altro, sono riuscito a evitare di ricevere senza nemmeno fare troppa fatica), ha mandato un link a una pagina contenente un elenco dei gadget più interessanti da avere in cucina.

di seguito la foto del mio preferito...

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da grande?

mi immagino una situazione come certi film visionari che ci piacciono tanto. mi sveglio, una mattina come tutte le altre, e non c'è niente al posto giusto. è tardi, non sono stato sempre solo, in questo letto. scosto dal mio corpo delle lenzuola bianche. mmmmh, se avessi mai avuto qualcosa in lino, potrei giurare di riconoscerlo. mi sento strano. sono diverso. mi sento bene. indosso pantaloni, scuri, sempre dello stesso tessuto. wow. dalle finestre caldi raggi di sole, ma l'ambiente è naturalmente ventilato, il clima è quanto di più piacevole mi possa immaginare. colori caldi, chiari. legno e muratura. non sono dove dovrei essere. non mi sento come dovrei sentirmi. non ho mal di testa. ho fame. mi metto a sedere sul bordo del letto, vedo la porta della camera, socchiusa. altre due porte. una, aperta, affaccia su un caos ordinato di vestiti. hai capito, pure la cabina armadio. l'altra, aperta anche questa, rivela un bel bagno, illuminato da un lucernario. e certo, non poteva essere altrimenti, no? per arrivarci devo fare il giro del letto. durante la breve camminata, ne approfitto per affacciarmi a curiosare nel mondo su cui affaccia questa camera. wow, di nuovo. campagna, collina, alberi, è l'italia? sono in toscana? sento voci, guardo verso il basso e vedo delle persone che parlano tra di loro. torno subito dentro, prima che qualcuno possa vedermi. dovessero dirmi qualcosa, ho come la sensazione che non saprei cosa rispondere. ammettendo che capirei quello che potrebbero dirmi. cammino, verso il bagno, anziché trascinarmi come farei normalmente. mi sento tonico. entro, mi avvicino al lavandino. quello che mi vedo allo specchio mi lascia semplicemente sotto shock. se io sono quello allo specchio, questa non è casa mia. o meglio, lo è, ma è solo “una delle tante case mie”.

* * *

se mai dovesse capitarmi di sentirmi chiedere “ma tu, a parte tutto, come chi vorresti essere?”, vi prego, aiutatemi. aiutatemi a non dimenticare mai che devo rispondere sempre e senza esitare troppo che io vorrei essere come sting. io vorrei essere come sting.



sì, io vorrei essere come sting.
vorrei essere nato sting.
questa foto non rende neanche un po' l'idea di com'era dal vivo ieri sera.
e poi, io non ho mai calcolato più di tanto i police e continuerò su questa linea, eh, ma quanto sono bravi. e poi lui. lui ha tipo 57 anni, e io a 34 sembro più vecchio di lui. ha fatto qualsiasi cosa, nel bene e nel male. ha fatto quadrophenia. ha fatto dune. invecchia e rimane un fico. è bravissimo. è bello. ma che cazzo.

certo, capita anche di leggere che forse pure lui, nonostante l'impegno che dimostra, non è il più buono di tutti, e contemporaneamente, anche se le due cose non sono direttamente correlate, che stiamo cercando di mettercela in quel posto da soli ancora una volta. due pesi, due misure? fa' quel che dico, non quel che faccio? sting e i police sono ipocriti e in realtà non gliene frega niente di niente? mah. se pure fosse, a me sembra una bella stronzata per distogliere menti semplici come la mia dai reali problemi. da parte mia, posso dire che ogni giorno che passa mi sento un po' più ipocrita. magari prima o poi non ce la farò più, finalmente prenderò in mano le redini della mia vita e ne farò qualcosa che mi renda fiero di averla vissuta. per ora, intanto, continuo a dire cazzate. bel contributo, eh?

* * *

mi ritrovo da solo, a fare riflessioni e pensare cose che soltanto poco tempo fa, a saperlo, avrei scosso la testa. bravo. bella merda.
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siete così italiani...

e dire che c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di avere qualcosa da ridire quando tiro merda sui festival in italia. heineken jammin' festival, parco san giuliano, enorme e verdissimo, sullo sfondo dietro al palco la laguna e, poco oltre, venezia. l'uomo con troppi nick e il di lui lui col pass stampa che se la comandano dietro le transenne che separano midgard da asgard, un crepuscolo con un cielo bellissimo, tiz che legge mentre scrivo, ste che da berlino mi manda email con allegate foto che col telefonino non posso vedere, gli altri improbabili compagni di avventura in giro chissà dove. sarebbe tutto bellissimo. tra l'altro sembra che quest'anno l'addetto agli uragani abbia deciso di non rompere i coglioni. se ci fossero quattro o cinque palchi e delle line-up decenti probabilmente sentiremmo molto meno l'esigenza di tirarcela perché "noi andiamo ai festival internazionali". invece no. qui cacciano in malo modo analis che, la poverina, non fa neppure in tempo a ringraziarci per aver sopportato un concerto per dentiere e bastoni da passeggio in sol maggiore e stava giusto finendo di regalarci l'interpretazione da trentaquattrenne matura dell'ultimo pezzo, un successo del passato, e contemporaneamente trattengono i police da qualche parte PERCHÉ CI DEVONO FAR VEDERE LA PARTITA DELL'ITALIA, diocane. e per chiudere il quadretto, la gente urla contro chi non vuole saperne di sedersi per liberare il campo visivo molto più di quanto urlava durante i concerti. summercase, arrivo. mi consola il più breve e più epico concerto dei baustelle che abbia mai visto. rock coi controcazzi col sole contro. bianconi come bono, porca troia. mi consola forse ancora di più l'uomo del secolo che distribuisce con generosità additivi naturali.
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a girl who's killing a boy.

alla fine potrei quasi sentirmi di ringraziare chi mi ha causato la bruttura di ieri.
è stata un'ottima scusa per giustificare lo stato di leggerezza che provavo quando sono andato a dormire. una leggerezza che non esiterei a definire anestetica.
mettiamola così: tutto quello che è successo nel mezzo ha coinvolto sempre e comunque grandi quantità.
provo tutt'ora un diffuso e latente senso di anestesia.
e tra poco, mentre starò guidando bovinamente alla volta della grande metropoli del nord, mi risalirà lo schifo per tutto.
gioisci, milano, sto arrivando, e mi porto appresso tutto il carretto!
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rigurgiti di nerdismo.

oggi non succede soltanto che apre ikea a brooklyn. oggi bisogna contribuire a battere un primato importantissimo! scaricate firefox 3! è il download day!
e così, se per questo giorno di ottobre stranamente caldo, umido e afoso, ma sempre e comunque grigio e piovoso, non bastava un evento di cui non ce ne può fregare uno stracazzo, ne abbiamo ben due.

ma il vero motivo per cui gioisco è un pensiero: un giorno non vivrò più in provincia. tornerò in città. e a quel punto, tra le tante cose che cambieranno, tra cui probabilmente quelle che nel frattempo avrò iniziato ad apprezzare qui e di conseguenza odierò della città, tra tutte, ce ne sarà una che non vedo l'ora che succeda: potrò finalmente ricominciare a utilizzare internet come cristo comanda, che anche solo una pulciosissima alice standard due megabit impone meno compromessi d'uso di qualsiasi connessione mi sia capitata finora qui! se posso fare download decenti non posso fare gli upload; se posso fare gli upload gli IM funzionano come gli pare e perdono la I del nome per ovvi motivi.
ora che ho spiegato il motivo per cui gioisco, potete farvi un quadro generale della mia attuale condizione. e chissenefotte di internet.
che con questo tempo di merda non ci si può nemmeno fare una passeggiata decente lungo il sile in compagnia dell'uomo del secolo e dei cannoni.
tutto il resto: scarsamente pervenuto.
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ikea takes on brooklyn.

in questi momenti in cui capita di spiegare a chi vuole imparare cosa sono le brasche e quanto sia bello mostrarle con orgoglio, siano sul sedile della macchina di mamma o sulla propria maglietta preferita; in questi momenti in cui si intrecciano improbabili rapporti umani stratificati e dislocati in modo eterogeneo; in questi momenti in cui l'afa cerca disperatamente di prendere il sopravvento sul freschino pre-invernale, con scarsissimi risultati, peraltro; in questi momenti in cui succedono tante cose come sempre, tutte cose che prese singolarmente non vale la pena di stare a raccontare (mica è sempre natale, eh); in questi momenti capita anche di seguire il link contenuto in uno dei tanti email che manda il capo dei capi del capo e scoprire che succede domani.
che apre domani.
domani ikea apre a brooklyn.
lo sapevo già, ma vista l'importanza della notizia, non ci avevo messo molto a dimenticarmelo. e come l'altra volta, provo un inutile quanto irrazionale, nonché stupido e ingiustificato moto di entusiasmo.
maddai. è un'ottima notizia, vuol dire che adesso anche lì, se ti sale la scimmia delle polpette con la marmellata di mirtillo, non devi andare fino a padova come devo invece fare io di questi tempi.

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è chiaro che domani me lo sarò dimenticato di nuovo.
è proprio vero che certe cose non le apprezzi veramente finché non ti vengono portate via. ah, natura umana, natura umana, cosa ci dobbiamo fare, con te? eh? EH?

ehi, tu. grazie per la foto. anche se non è la stessa che mi hai fatto vedere tu.
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parole rubate.

come se il ventesimo secolo non fosse mai esistito. come se si potessero voltare le spalle alla storia, e mentre si sta voltati le atrocità proseguono, milioni e milioni di corpi trucidati vengono nascosti alla vista e in quattro e quattr'otto e il pianeta viene devastato, fino all'ultimo centimetro, e perfino i cieli tutto intorno si riempiono di scorie umane, la vena aperta di ghiaccio polare continua a sciogliersi verdeazzurra dentro gli oceani del mondo, alzandone a poco a poco il livello fino a quando un bel giorno le onde non andranno ad abbattersi contro i piedi dei grattacieli, sommergendo cespugli, alberi, case, città intere, tutto a poco a poco, e quando uno se ne accorge è troppo tardi.

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pergamena.

tanto per cambiare, l'autore di questo prezioso reperto è l'uomo del secolo. il depositario del sapere, invece, è il cobecio. io mi limito a renderlo noto alle masse, perché è giusto che ognuno abbia il suo ruolo.



l'unica considerazione che mi viene spontaneo fare è menomale che questo breviario non è l'unico modo per arrivare al dunque, altrimenti io sarei veramente messo male. peggio di come sto, intendo. insomma, non avrei mai battuto chiodo per tutta la vita.


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epifania.

quando non si hanno idee, copiare quelle degli altri è la cosa migliore da fare. millenni di storia lo provano.
quindi, se volete portarvi avanti e iniziare a preparare una maschera per la prossima occasione in cui potrà servire, ecco che questo signore vi offrirà senz'altro un valido aiuto.
se il vaticano dovesse decidere di bannare queste pagine, saluto tutti i miei amici.

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cielo plumbeo per una giornata uggiosa.


sono due giorni, qui, che fuori è ottobre.
la cosa strana è che, a farci caso, al fruttivendolo si trovano i meloni. saranno di importazione, non saprei spiegarmelo altrimenti.



la temperatura e il vento in questa foto non si vedono.

sono giorni in cui ascolti le persone che ti parlano, ascolti i sogni che di notte ti avvolgono, ascolti il telefonino che squilla...

i suoni che ti circondano e riempiono tutti i vuoti. a farci caso non è tutto un caos senza un senso, senza un ordine. il filo c'è, per quanto sottile...

ora mi è tutto chiaro: devo fare maggiore uso di droghe.
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ancora storielle dalla provincia.

a grande richiesta, ecco che finalmente risolvo non solo una, ma addirittura due questioni rimaste in sospeso.

Da: me

Oggetto: retroguardia
Data: 23 maggio 2008 9:17:47 GMT+02:00
A: altro_pugno_di_amici_più_cari_sempre_scelto_a_caso


ok, ve l'avevo annunciato, vi racconto quest'altra.
stavolta niente a che vedere con bi o omo o etero, visto anche che qua, come si parla di froci, tutti impazziscono.
martedì sera sono stato al celeberrimo new age di roncade.
l'occasione non era niente di particolare, una serata elettronica che poi si sarebbe comunque rivelata oltremodo piacevole (canne, birra, musica, canne, canne, canne, birra, canne, canne.)
(bella la musica!).
la fauna era interessante, ovviamente non sempre sotto punti di vista positivi. neanche tanto spesso. in realtà. vabbeh.
ma come ha brillantemente sintetizzato professional photographer (as I am still the dude, and I am), qui di umanità da approfondire non ce n'è poca.
qualcun altro potrebbe dire, masticazzi (porcoilclero) di approfondire suddetta umanità, sto bene anche senza.
verissimo. ma al momento io mi trovo un po' a corto di alternative. diciamo semplicemente che stare a casa a leggere libri è un'alternativa che preferisco riservarmi per momenti più, diciamo, emotivamente tranquilli.
anche stavolta c'è di mezzo disco, anche perché per quale altro motivo potrei andare in discoteca, se a seguito di un suo input?
il compare di turno, però, è l'uomo del secolo. l'uomo del secolo lo dovreste veramente conoscere, è un personaggio.
un reazionario. uno che è nato nel secolo sbagliato.
uno che ama le piccole cose belle della vita.
poggiare la puntina su un vinile di lucio dalla.
cucinarsi un piatto di pasta condito con cacciagione.
fumarsi un cannone dietro l'altro.
dire stronzate.
fumarsi un cannone dietro l'altro.
avere una personalità tutta sua e non per niente esserne orgoglioso.
dire stronzate.
fumarsi un cannone dietro l'altro.
indossare magliettine anni settanta comprate a new york (e tu così bella non ce l'hai) anche se c'ha la panza.
vivere con stile. il suo.

in altre parole, un grande. soprattutto perché le suddette cose le condivide entusiasta, con il cuore.
rendetevi quindi conto di quanti cazzo di cannoni mi sto fumando da quando sono arrivato qui...

per chiudere la digressione e tornare alla nostra futile, inutile, breve e pretestuosa storiella, mentre stavamo nell'area all'aperto del locale dedicata ai fumatori, continuiamo a guardarci intorno studiando i vari fenomeni umani.
vabbeh, che ve lo dico a fa', stavamo a ciocca' le fiche.
mi è perfino capitato, mentre stavo in fila per comprare da bere, che una che definirò genericamente “trentenne” mi abbia appiccicato gli occhi addosso e stampato un bel sorrisone che lasciava poco spazio a dubbi. per non deludervi, amici miei, sappiate che non ho fatto assolutamente niente. a malapena ho ricambiato il sorriso.
a un certo punto, emerge tra la massa di persone lui. un tipetto secco e dinoccolato, biondino, con in testa un assurdo quanto improbabile berretto della CONTE OF FLORENCE, rosso, con la visiera, il pon pon e i copriorecchie. roba che forse neanche alberto tomba alle interviste dopo aver vinto l'ennesimo oro avrebbe messo con altrettanta leggerezza.
eppure quello ce l'avevamo lì davanti, spontaneo come se non avesse niente sulla testa. e no, non era la troppa droga che avevamo in corpo.
(non era mica troppa!)
aveva proprio in testa quel coso che vi ho descritto.
roba che neanche pompeo, ma quello vero, ai tempi degli innkeepers con quei gilè sopra alla camicia.
insomma, va bene gli sfigati, va bene i coglioni (e in nessuno dei due casi voglio che possiate anche solo sospettare che io faccia delle implicite allusioni a pompeo, ma quello vero, perché, seriamente, non è neanche lontanamente vicino a quello che penso di lui. ammesso che io di lui pensi qualcosa), ma quello aveva un qualcosa in più. era spontaneo, era a suo agio. era assurdo ma non era una visione sgradevole, non so come descriverlo altrimenti. e così io e l'uomo del secolo, sospinti dall'illuminazione alcolico-cannabinoide, cominciamo a ragionarci sopra.

ebbene.
in questi casi uno pensa a “quelli che stanno avanti”, a volte avanti di qualche anno, talmente avanti che la gente come noi quelli li guarda con ammirazione e arriva a capirli, e imitarli, solo tanto tempo dopo. settimane, mesi, anni. ma ci sono quelli che, invece, probabilmente non capirai mai. ti rendi conto che l'associazione mentale che hai fatto non basta, perché un tipo come quello non rientra tra i privilegiati membri dell'avanguardia. no, perché se non altro quelli dell'avanguardia li capisci. insomma, prima o poi lo fai. e capisci che in qualche modo stavano e stanno creando una tendenza.
no, questo non lo capivamo proprio. soprattutto perché sembrava talmente a suo agio che veniva da pensare che quel cappello della conte of florence non l'avesse ripescato da qualche angolo di casa dove era rimasto dimenticato per lustri. no, lui sembrava proprio che quel cazzo di copricapo l'avesse appena scoperto.
allora ci siamo chiesti: e se ci fosse qualcosa oltre l'avanguardia? qualcosa nei cui confronti l'avanguardia si comporta un po' come noi ci comportiamo con lei?
e se per il principio della ciclicità delle mode, ammesso che anche davanti all'avanguardia ci fosse qualcosa, quel qualcosa fossero gli ultimi degli ultimi, quelli che noi manco vediamo perché consideriamo veramente troppo sfigati, quelli che le cose le cose le scoprono veramente quindici anni dopo e le vivono con lo stesso entusiasmo che tutti gli altri avevano provato allora, ovvero quelli della retroguardia?
a quel punto tutto tornerebbe.
l'avanguardia ha davanti a sè, a distanza, la retroguardia.
l'avanguardia, ovviamente, ha una sensibilità diversa da quella di noi comuni mortali.
per questo, l'avanguardia vede la retroguardia in un modo che noi non possiamo capire. non possiamo imitare, non possiamo fare nostra.
quello che possiamo capire e imitare, dell'avanguardia, è lo stile. facendolo nostro. ovvero massificandolo e facendogli, di fatto, perdere lo status di stile. il che innesca il meccanismo, perché l'avanguardia, non potendo perdere lo stile, cerca dell'altro. così che noi potremo imitarlo di nuovo. eccetera. poi ci sono gli ultimi, gli incoscienti, e non nel senso di scavezzacollo.
quelli si accorgono delle cose quando noi (noi, capito? noi!) che stiamo belli sprofondati nella massa ce le siamo praticamente dimenticate. e manco da poco. vabbeh, magari non stiamo belli sprofondati. stiamo, quello sì, ma diciamo che facciamo quelli un po' in disparte, dove c'è meno calca e la musica si sente bene lo stesso, perché il mixer è vicino.
ma comunque, questi retroguardisti, sono spontanei. ecco dov'è la chiave. ecco cos'è che manda in sollucchero gli avanguardisti.
è la spontaneità che cercano.
e cercano di imitarla.
ma, poverini, alla fine si ritrovano soltanto a fare pre-tendenza (cazzutissimo 'sto gioco di parole, eh? manco l'ho fatto apposta!), ostentando quell'atteggiamento che sperano imiti in modo convincente quella spontaneità e che invece, addosso a loro, risulta spocchiosità e superiosità stronza che con noi funziona tanto bene. snobismo? naaah, che si rischia di aprire tematiche non afferenti.
e noi?
e noi siamo delle merde, ma questo non solo lo sapevamo già, ci porta anche, di nuovo, abbondantemente fuori tema. perché ci piace pensare che ce ne sia uno, di tema.
la retroguardia, capito?
qualcosa che non si potrà mai diventare, qualcosa che si può essere e basta.
e se non lo sei, stai fuori.
e arranchi sperando prima o poi di avere la promozione e mettersi in coda nel competitivo gruppo degli avanguardisti.
magari pompeo, ma quello vero, è il primo vero retroguardista che io abbia mai conosciuto e me ne rendo conto solo diciott'anni dopo.

p

e non so nemmeno dire se ne ho mai incontrati altri...
uhm, forse uno sì. a madrid. il lemure.
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la massima.

“Il design è come il sesso. più se ne parla, meno se ne fa”.

libera sintesi del pensiero dell'uomo del secolo, ad opera del cobecio.
il quale, quest'ultimo, se sta a senti' sheryl crow dalle casse. mo' l'ammazzo.
commenti.

mio-fratellino-ha-scoperto-rock'n'roll.



c'è rumore in sua testa ed è fuori control.



ieri sera, tra piogge torrenziali, braccialetti-fuffa, borse-cane assenti all'appello, cani-non-borsa presenti e invadenti, amatriciane senza “a” (ma questo ormai vale pure a roma) col salamino invece della pancetta, tre loschi figuri hanno seminato il panico in più di un posto della vasta e desolata provincia trevigiana, scorrazzando per vicoli altrimenti quieti e silenziosi, gareggiando testa a testa senza alcuna esclusione di colpi, per arrivare per primi in un posto che si chiama riese pio x.
alla fine hanno vinto loro, eh.

il premio è stata una cover in italiano di un peculiare pezzo di una poco nota band britannica.
fatta da un noto (nel nordest) personaggio (del nordest) della scena indie (del nordest).

forse c'è speranza, da queste parti.
poca, eh.

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the long road to beijing.

ehi, cerri, quanti anni saranno passati dall'ultima volta che siamo andati a nuotare, sedici?
ma non importa.

non importa.

. . .

ieri sera io e l'uomo del secolo siamo partiti alla conquista della piscina di casale.
diciamo che dovremo compiere altri attacchi prima di poter riuscire nel nostro intento, ma siamo motivati.
lui lo è per tutti e due.
dal mio canto, io provo dolore in parti del corpo che neppure ricordavo di avere.
ma non importa.

non importa.

. . .

in effetti è una bella sensazione.
come se non bastasse, la piscina ha anche delle meravigliose vasche laterali con idromassaggio!
e qualcuno dirà “ma guarda che ce l'hai pure a casa, l'idromassaggio”... vabbeh, ma ti pare che a casa uso l'idromassaggio, che io lo abbia o meno?
ma non importa.

non importa.

. . .

però, se qualcuno dovesse sentirmi dire che ho intenzione di andare al mare per togliermi questa abbronzatura da muratore (che è la stessa di tutti gli anni passati), allora a quel punto sarà il caso di preoccuparsi.


stavo pensando. non sarà il caso che vada qualche giorno al mare per togliermi di dosso questa abbronzatura da muratore?
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misogyny.


non serve nemmeno che mi ci metta d'impegno, lo sanno già tutti!.
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cose che non faccio.

cose che non ho fatto e non farò:
- un account su myspace.

cose che potrei fare ma non faccio:
- un account su facebook.
- un account su twitter.
commenti.

caduta libera.

pochi minuti fa, mentre cambiavo le lenzuola al letto, tenevo accesa la tv su all music e ho sentito una voce che diceva qualcosa tipo "studiare design ha cambiato il mio approccio al rap". non c'erano risate, di sottofondo, e i signori inquadrati sembravano seri.
andiamo bene, andiamo. andiamo proprio bene.
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neosensibilismo.

e poi un giorno scopri che è vero.
e una cosa del genere, è ovvio, non puoi certo capirla in modo piacevole.
ci sono persone che proprio non ci riescono, a lasciarti in pace. magari non se ne rendono neppure conto, il che poi non costituisce attenuante perché con ogni probabilità è solo indice di quanto poco gli importi.
sono ingombranti, te le ritrovi ovunque. si prendono tutto, ma senza fartelo capire. e tu lo capisci quando è già tardi. si rubano a mano a mano tutto il tuo spazio vitale, trattandolo come se fosse sempre stato loro. ti soffocano.
ci sono persone che, per liberartene, le dovresti ammazzare.
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l'imboscata.

succede, a volte, di trovarsi in situazioni in cui sarebbe meglio non trovarsi, di quelle da cui dovresti allontanarti il più in fretta possibile.
e invece non lo fai.
continui, incurante, a percorrere la strada che conduce alla perdizione, perfettamente cosciente di quello che stai facendo e delle conseguenze che ti attendono a destinazione.
è più o meno quello che è successo ieri sera a me e all'uomo del secolo (racconterò chi sia l'uomo del secolo, per chi non lo sapesse già, più avanti. no, sul serio. giuro!) mentre ci spostavamo, sulla sua polo, scivolando indisturbati sulle statali che collegano i centri abitati della vasta e sostanzialmente monotona area verde pigramente distesa tra TV e VE.
andavamo avanti consapevoli. senza pensare nemmeno per un attimo di cambiare la nostra destinazione.
più o meno, dicevo, quello che ci è successo.
con la sola differenza che in realtà, a destinazione, ad attenderci non c'era niente di quello che ci aspettavamo.
sovrapposizioni. stati di alterazione. provincia. stereotipi. in un senso e in un altro.
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proporzioni.

in questo momento la benzina in america costa un quarto.
in questo momento le sigarette al duty-free in america costano un quarto.
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annunci.

è proprio vero che internet è un luogo pieno di preziosissimi tesori. la pagina web dedicata alla stazione di san donato della linea 3 di milano ha, sulla sinistra, un bel rettangolo giallo contenente informazioni generali sulla stazione, e l'ultima di queste è l'annuncio di fermata. vi prego, fate un bel clic su quel collegamento e ditemi se non è meraviglioso.
grazie a bobo per averlo sottoposto alla mia attenzione.
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storielle dalla provincia.

mettiamola così.
lo stimolo a rimettere le mani qua sopra non l'ho avuto con la rottura del dente, ma nel ritrovarmi a scrivere un paio di email che ho mandato a un pugno di persone, scelto a caso tra i miei amici più cari, in cui ho raccontato qualcosa della più recente incarnazione della mia vita. già, fondamentalmente sono uno strafottuto grafomane egocentrico esibizionista. e allora? e allora, visto che rappresentano una sorta di punto di ripartenza, sotto parecchi aspetti, li metto pure qua. riveduti e corretti. sotto con il primo.

Da: me
Oggetto: sturiellett'
Data: 21 maggio 2008 10:06:19 GMT+02:00
A: pugno_di_amici_più_cari_scelto_a_caso

questa ve la devo troppo raccontare.
sabato sera sono uscito con il nostro ex stagista, disco, roscio ventiquattrenne super inserito nell'ambiente delle discoteche, gestisce un sito, ha le liste per entrare in discoteca un po' ovunque, e contemporaneamente è iper informato, sensibile, di sinistra, laureando in ingegneria, insomma una persona interessante, una volta tanto. ah, vabbeh. è dell'inter. nessuno è perfetto.
comunque, insomma, usciamo. saremmo dovuti andare in sonasega che discoteca dove aveva sonasega che lista e tavoli prenotati, se non fosse che sul punto di uscire riceve chiamate ed sms e pare che la serata sia andata a puttane causa maltempo e conseguenti scazzi che di approfondire non me ne è fregato proprio niente.
dopo un'interminabile serie di telefonate per sistemare le cose, beccarsi i cazziatoni e gli anatemi di amiche cui aveva promesso il tavolo, altre telefonate per cercare di piazzarle in altre discoteche, chiedendo favori ad altri indefinibili elementi come lui che rispondevano intonando incomprensibili litanie dall'altra parte del suo telefonino, dopo, alla fine, finalmente, evviva dio (o forse anche no), decidiamo di andare a treviso.
e menomale, perché a me di andare in discoteche che aderiscono alla definizione più comunemente accettata localmente di 'discoteca', francamente (e anche iolandamente), proprio non andava.
a treviso piove. nessuna sorpresa, visto che non fa altro che piovere per tutta italia da giorni e giorni. e cosa si fa a treviso quando piove? si fa il giro dei bar, pare. un po' come il giro delle osterie a venezia, immagino. però a treviso. però coi bar.
l'esperienza, per quanto non mi senta certo di definirla importante, è però senz'altro interessante. studiare la fauna umana mi ha sempre intrigato. conosciamo un po' di gente, una coppia con una lei che non era bellissima ma me la sarei fatta subito usando lui come appoggio, ma alla fine anche no, primo perché si sa che sono un coglione (lo sa pure mi' madre), poi in fondo erano simpatici e pure carini insieme. e poi perché una parte di me vorrebbe tanto scopare, ma tutto il resto non sa come si fa. diocane. poi altri elementi, uno che pare pompeo con i capelli un po' più lunghi legati stretti stretti a cipolla, che fa quello sgamato che ha capito tutto della vita e vive a milano da sei anni. un altro che lavora da benetton e va in giro con l'impermeabile corto blu e il berretto da nerd, tipo i berretti da nerd che ogni tanto me li metto io, ma addosso a lui faceva tanto parioli, 16 anni all'anagrafe. chiacchieriamo un bel po', beviamo di più (altrimenti non si sarebbero spiegate le chiacchiere), vagando sotto la pioggia da un bar all'altro, incontrando qua e là altra gente più o meno improbabile, tra cui un paio di sfattone con parrucca rosa che volevano che comprassimo a tutti i costi la nuova birretta a nove gradi della Heineken che ha a che fare con un drago.
da una certa ora in poi pompeo entra in modalità gallo da competizione e comincia a fare il supermarpione con qualsiasi cosa possa anche solo potenzialmente avere una passera nel punto di incontro tra le gambe (ma non necessariamente lì), mentre benetton attacca pippe di deliri di autocoscienza sull'uomo che sta distruggendo il mondo e sé stesso con esso, sul fatto che dovremmo tutti dare un senso alla nostra vita e cose così.
curioso vedere i diversi effetti dell'alcol su persone che indubbiamente passano molto tempo assieme. credo.
tutto procede secondo questo andazzo più o meno fino alle tre, finché io e alberto decidiamo di andarcene a casa, mentre gli altri sarebbero andati tipo in discoteca.
fin qui tutto regolare.

lunedì becco disco su skype (il suo stage è finito). mi racconta che il giorno successivo è andato a pranzo fuori e ha rivisto gli altri, la coppia, pompeo, benetton.
beh, tutti vanno da lui, sconvolti, per chiedergli "ma paolo, il tuo amico, è bisessuale?".

ora.
cosa abbia fatto io per dare loro questa impressione, lo giuro, non lo so.
sicuro è, però, che a pensarci bene la cosa mi ha davvero lusingato. pensate quanto sarebbero ancora più sconvolti se sapessero che sono contento (contento e coglionato, per riassumere anche il resto della mia esistenza).
uno passa una vita a pensare il più possibile in modo positivo e aperto, ad allontanarsi dalla famiglia di fasci (e mo' non ve la prendete, eh. lo sapete che vi voglio bene), a cercare di autodeterminarsi il più possibile pensando, chissà se sto andando nella direzione giusta, chissà se mi sto perdendo come sembra.
poi, dopo aver vissuto a roma, a milano, a madrid, finisco a treviso, e a treviso, in modo del tutto inaspettato, scopro che è vero: ha funzionato! sono talmente aperto e autodeterminato che la gente non si chiede nemmeno più se sono frocio. no, si chiede se sono bisessuale! ma vi rendete conto, che ficata?
poi però ho anche pensato che per quanto navigati potessero essere, i cazzoni coi soldi, alla fine, erano pur sempre gente di treviso. eccetera eccetera eccetera. il che ha un po' smorzato il mio entusiasmo.
ma in ogni caso, almeno, io 'sto achievement l'ho sbloccato e mo' me lo godo...

in un'altra occasione vi racconterò di quella volta che sono andato al new age.

P

un paio di doverose aggiunte, visto che nel frattempo di acqua sotto i ponti un po' ne è passata, mi sento di farle.
benetton non l'ho più visto.
pompeo l'ho rivisto, ha saputo che disco mi ha raccontato l'aneddoto e si è un po' incazzato con lui.
in ogni caso è meno trevigiano di quanto pensassi. o meglio. lui si dichiara meno trevigiano di quanto pensi io. per spiegarmi, un'altra sera, parlando con una tipa, le ha chiesto "come stai?" e lei ha risposto "ben, dai" (o come cazzo si dice da queste parti) e lui, marpione, come ho già detto, ma anche molto furbo, ha controbattuto "che cazzo di risposta è? guarda che mica te l'ho chiesto alla trevigiana!". è una modo di dire che ho sentito, la stessa sera, peraltro, uscire anche dalla bocca di disco.
il trevigiano è consapevole.

ah, approposito.
questa, delle due, è la più corta.
ah ah ah.
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sesso e chiesa.

anzi, sesso _in_ chiesa.
nel confessionale, a voler essere precisi.
a cesena.
incollo la notizia così non devo ripeterla.


poi incollo, riadattandole, le considerazioni che ho fatto alla mia preferita di madrid, così non devo ripetere neppure quelle.

Cit. da me stesso:
“forse vorrei essere il lui dei due che hanno beccato a fare l'amore dentro al confessionale in una chiesa, a cesena.
voglio dire.
l'hanno fatto con cognizione di causa, intento trasgressivo e di protesta, oppure sono solo due bestie?
se sono solo due bestie, no. non voglio essere il lui.
ma nel caso l'abbiano fatto apposta, beh, allora io sento di ammirarli”.
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rinfrescatine.

e se ci sono già stato io, sicuramente lo conosce chiunque possa leggere queste pagine:


ringrazio la ci, che questa volta ha svolto la funzione di memoria storica.
grazie!

vorrei aggiungere, tra l'altro, che sotto al titolo sta scritto “il primo quotidiano del nord-est di contro-informazione sessuale”. oh, genti del nord-est che non aderite agli sterereotipi, DOVE VI NASCONDETE?
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scarno. e da stadio.

cito dalla newsletter di itunes music store:

“I Radiohead, uno dei gruppi più amati ed influenti del nuovo millennio, sono emersi dai ranghi dello scarno Brit-pop da stadio per diventare alfieri dello sperimentalismo ad alto livello, e raggiungere un successo attualmente senza pari. iTunes è lieta di presentare il catalogo della band, che include una nuova raccolta intitolata ‘Best of’.”

lo scarno brit-pop da stadio?
MA STIAMO SCHERZANDO?
cazzo, ma se da una parte è vero che il brit-pop ha creato dei mostri come tu-sai-chi-sei e anche-tu-sai-chi-sei, il che porterebbe a dichiararsi d'accordo con tali affermazioni, seppur denotando una certa superficialità nell'approccio, dall'altra il brit-pop è stato la culla di personaggi di un certo calibro. e non solo i radiohead, ma anche quei quattro soggettoni che rispondevano al nome di blur, per esempio. o jarvis. pure jarvis faceva brit-pop, no? e non serve che continuo. basta che aggiungo che per me il miglior album dei radiohead continua a essere pablo honey. il mio miele.
mi sa che l'idiota che ha scritto pensava solo ed esclusivamente agli oasis.
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I wrote a protest song about you.

se quello che dici sulle esperienze e sulla condivisione è vero, se è vero che il tetto del mondo è troppo piccolo per starci anche solo in due, beh.
allora, forse, caro mio, dovrei rivedere un bel po' di altre cose. essere compagni per la vita, ad esempio, allora, è solo una pia illusione. o un compromesso, magari tutt'altro che tacito.
in altre parole, qui ammetto di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi che abbia sempre avuto ragione tu.
proprio tu. che sia stramaledetto.
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